Anche nel Paese dove non si muove mai niente, a volte qualcosa si muove. Aspettiamo a festeggiare, ma ci sono due novità:

  1. una interrogazione parlamentare sul data grab di Watson Health di cui abbiamo parlato
  2. la notizia sta attirando l’attenzione anche fuori dai patri confini

Per quello che riguarda il nostro Paese, il deputato Pierpaolo Vargiu (con i deputati Salvatore Matarrese, Domenico Menorello, Ivan Catalano e Roberta Oliaro) hanno presentato una interrogazione parlamentare alla Ministra della Sanità chiedendo (cito dal testo dell’interrogazione):

  1. Se siano noti i termini dell’accordo di collaborazione tra il Governo italiano e IBM, o sue società partecipate o controllate, e se questi siano davvero, almeno in parte regolati secondo le indiscrezioni riportate dal Fatto Quotidiano e dal sito web Tiscali.it
  2. Se ad oggi siano stati forniti a IBM, o sue società partecipate o controllate dati sanitari di pazienti lombardi e, nel caso, quali dati siano stati forniti, quali siano i criteri e le finalità del loro utilizzo e quale eventuale consenso a tale utilizzo sia stato dato dai soggetti titolari dei dati;
  3. Se sia stata effettuata una verifica preliminare presso il Garante per la Protezione dei Dati Personali, ai sensi della normativa Privacy, prima della sottoscrizione di tale accordo;
  4. Se il Garante per la Protezione dei Dati Personali si sia espresso sulla legittimità di tale cessione di dati sanitari.italiano e IBM

La somma delle due cose significa che con una buona probabilità sapremo qualcosa su quel che sta succedendo e su quello che è stato veramente promesso a IBM.

E siccome la conscenza è potere, potremo anche dire che non ci stiamo.

Di solito si dice qualcosa come “non ho nulla di personale contro la società Tal dei Tali, ma…”. Beh, scusate. Io ho qualcosa di personale. Contro IBM, in questo caso, e contro i giganti del digitale in generale, per la loro indecente attitudine colonialista quando si tratta dei nostri dati personali.

Questi signori pensano che siamo tutti scesi da un albero di banane e vogliono scambiare specchietti e perline con oro e gemme. Fuor di metafora, non solo vogliono i nostri dati personali. Li vogliono gratis. E, come questo caso  e quello di DeepMind/NHS dimostrano, vogliono pure tenersi la proprietà intellettuale di tutto quello che sviluppano a partire dai nostri dati. Prodotti, strumenti diagnostici, tutto di loro esclusiva proprietà. Noi avremo il privilegio di poter pagare per i servizi che avranno sviluppato grazie ai nostri dati.

E una fettina di culo, no? Questo modo di fare è inaccettabile. E che alcuni politici siano ancora così digitalmente analfabeti da accettarlo è un problema che dobbiamo risolvere presto.

Ne parlo nel podcast 31 di DataKnightmare, al cui RSS siete tutti già iscritti. Vero?

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