Scrivo di verybello.it come chi, sette anni fa, si prese un giorno di ferie per RitaliaCamp, il barcamp che raccoglieva contributi costruttivi per il reboot di italia.it, l’allora pietra dello scandalo per il costo spropositato (circa 40 milioni di euro) e il risultato scandaloso.

Italia.it è rimasto nell’immaginario collettivo per il patetico Pliz vizit auar càuntri di Francesco Rutelli.

Anche allora chi criticava era tacciato di invidia, disfattismo, antitalianità. Anche allora i responsabili dicevano “Certo, abbiamo fatto degli errori, ma chi fà può sbagliare, chi non fà non sbaglia mai; fate critiche costruttive, proponete, aiutateci a migliorare”.

Le proposte costruttive vennero fatte e nessuno le ascoltò. Non ci fu una lira per nulla di quel che di sensato si poteva fare, mentre italia.it veniva prima sospeso, poi chiuso, poi riaperto (a oggi è ancora online), in un crescendo surreale degno di una commedia di Monicelli. La storia completa, se siete molto forti di stomaco, è qui.

Sono passati otto anni, un susseguirsi di retroscena sempre più marchiani, interpellanze parlamentari, scandali e una quantità imprecisata di altri soldi, e siamo daccapo.

Perché adesso abbiamo Verybello.it verybello

Verybello.it è quel sito fatto per Expo2015 che:

  • è tutto in Italiano; perchéé è in beta (così quando uscirà la versione in altre lingue *resterà in beta)
  • promette 1000+ cultural events (in Inglese). Che in un Paese di 8000 Comuni e 60 milioni di anime, non c’è dire, è un gran numero di eventi culturali
  • siccome Expo2015 ha come motto “Nutrire il pianeta”, non annovera il cibo o la gastronomia fra le categorie.

Verybello.it è un disastro sotto ogni punto di vista. Usabilità, accessibilità, architettura delle informazioni, immagine, comunicazione. Un progetto che non accetterei come tesi magistrale.

Ma il problema non è che Verybello.it è un disastro. Il problema è Caporetto come metodo.

Caporetto come metodo? Facciamo anche basta

Il Ministro delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha tirato fuori dal cappello un coniglio su cui, nel giro di due giorni, ormai, è stato detto tutto:

  • Matteo G.P. Flora fa una eccellente disamina tecnica del disastro
  • Massimo Mantellini fa una (tutto sommato) contenuta critica invocando il napalm
  • Riccardo Luna suona la chiamata buonista al fronte comune contro la figuraccia per il Paese, arrivando a menzionare Casorezzo, si parva licet:

Un hackathon, una maratona di sviluppatori per dimostrare che la storia non finisce per forza con Caporetto. E questa, per ora, è una Caporetto digitale.

Se avessi tempo da perdere mi chiederei dove era Luna mentre verybello.it veniva deciso, deliberato, finanziato, sviluppato, testato (non ridete, sono certo che nei costi del progetto era inclusa una fase di test). L’uomo non manca di presenza mediatica, dubito che il ministro Franceschini non fosse a conoscenza della sua esistenza e del suo incarico.

Ma questo Paese di tempo non ne ha più. E il parallelo con Caporetto è particolarmente pertinente. Non per i motivi che Luna vuole sottintendere (dopo Caporetto venne Vittorio Veneto), ma proprio per ciò che Caporetto rappresenta della nostra cultura. Caporetto come metodo.

Cosa fu Caporetto? Presto detto:

  • un vertice criminalmente incompetente porta l’Esercito al disastro
  • a quel punto, il vertice viene sostituito senza colpo ferire con uno appena meno incompetente
  • essendo in gioco la Salvezza della Patria non è il tempo delle polemiche, ma chi ha già pagato gli errori degli incompetenti deve affrontare nuovi sacrifici per il bene del Paese
  • a risultato ottenuto, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Il vertice nuovo e vecchio todos caballeros, e i poveri cristi non hanno nemmeno una giornata di festa nazionale.

Ricorda qualcosa o qualcuno? Sì, perché in Italia Caporetto è un metodo.

Caporetto è il metodo dell’Italia infame dei sacrifici comuni e dei guadagni privati.

Caporetto è dove se sei incompetente o criminale sei furbo, mentre se sei competente e rispettoso della legge sei un coglione.

Caporetto è un Comune che finanzia la sagra della salsiccia ma non ha i soldi per le piccole manutenzioni degli asili pubblici, che i genitori “possono” effettuare su base volontaria.

Caporetto è un Paese dove il Digital Champion nazionale scrive di un disastro digitale da svariati milioni come di qualcosa avvenuto a sua insaputa e, senza una punta di ridicolo o vergogna, chiede alla comunità digitale “un hackaton, una maratona di sviluppatori”. Attività notoriamente pro bono (o forse il suo post menzionava qualche finanziamento?). Perché davanti al disastro non è il tempo delle polemiche.

Grazie, ma no, grazie.

Questo Paese è al ridicolo, e fino a che non riconosceremo il problema non potremo risolverlo.

Un disastro si è compiuto, su questo siamo tutti d’accordo. E come ogni volta, quelli che lo hanno causato contano sul nostro sacrificio per il Supremo Bene Comune.

Grazie, ma no, grazie.

Io voglio uscire da Caporetto come metodo. Quindi, prima di spendere anche un solo secondo a rimediare a questo disastro, stavolta voglio, anzi esigo:

  • la rimozione della struttura di comando che ha portato al disastro, dal Ministro in giù (rimozione, non sostituzione; questi incompetenti non devono mai più poter nuocere con soldi pubblici)
  • il recupero forzoso di ogni euro speso
  • il rifinanziamento dell’operazione.

A quel punto, con un bando di gara pubblico, il rispetto di tutte le regole di accessibilità e trasparenza e soprattutto chiare e inevadibili criteri di accettazione, possiamo metterci al lavoro.

Noi, non voi. Voi dovete sparire. Maledetti.

Verybello.it mi offende come italiano

Ho iniziato a fare revisione di siti Web nel ’95, credo di saperne qualcosa. Eppure Verybello.it non mi offende in quanto professionista, come fece a suo tempo Italia.it.

No, Verybello mi offende in quanto Italiano. Mi offende come potrebbe offendersi un WASP di New York se gli chiedete come mai non porta lo Stetson e gli stivali.

Verybello.it mi offende perché non parla del mio Paese (che è strapieno di difetti, intendiamoci). Verybello.it parla di quell’Italia ignorante e cialtrona che insistiamo a contrabbandare come immagine di tutto il Paese, mentre ne rappresenta solo la parte peggiore e tossica.

Verybello.it è il “tipico” meatball spaghetti, è l’italiano analfabeta di tutte le Little Italy del pianeta, è chitarra-mandolino-baffi neri di Fantozzi.

Verybello.it è il lavoro dato sottobanco all’amico del cugino, in cambio di quel certo favore.

Verybello.it è un paese dove tutti hanno un incarico, molti hanno una remunerazione, ma nessuno ha mai, mai una responsabilità.

Summa Stereotypica

Summa Stereotypica

Verybello.it è Jamie Oliver che mangia una schifezza con sugo rossastro da una ciotola da frutta, in strada, appoggiato a una 500, con un boccale di birra, e lo chiama “Jamie’s Italy” (la versione tedesca fa ancora più, l’hanno intitolata “fantastico italiano”).

A Verybello.it mancano solo un po’ di tette, quindi aggiungiamo pure l’incoerenza alla lista dei crimini compiuti.

Verybello.it non parla di questo Paese, ma della sua parte caricaturale, arretrata e tossica.

Sta solo a noi decidere quale parte del Paese deve sopravvivere; ma è certo che non sopravviveranno entrambe.

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