Dice che il ministro ha messo uno stop all’introduzione dei libri di testo in formato ebook a scuola. La notizia mi lascia in una glaciale indifferenza.

Premessa:

  • ho pubblicato il primo romanzo elettronico in Italia nel 1993.
  • ho scritto del superamento del libro-di-carta nel 1994
  • mi sono definitivamente stufato delle menate di editori pusillanimi e feticisti tecnoignoranti attorno al 2000, quando un noto trombone decano dei nostri intellettuali sentenziava che il libro elettronico non avrebbe mai preso piede perché non lo puoi usare nella vasca da bagno, e il fior fiore dei nostri intellettuali e editori la considerava un’obiezione brillante e definitiva anziché tirargli le verze o, viste le condizioni intellettuali, affiancargli una badante.

Questo per dire che non mi bevo le meravigliose sorti e progressive degli zeloti folgorati sulla via del Kindle o dell’iPad.

Ora, gli ebook sono una cosina simpatica. Di sicuro l’editoria può fare di meglio che riassortire mostri da 600 e rotte pagine sull’ultima release del tal mailserver o del tal database una volta all’anno. Il futuro della manualistica tecnica è senza dubbio alcuno elettronico. E fin qui lo dice anche il mio verduraio.

Ma quando mi si vengono a magnificare le qualità superiori e financo rivoluzionarie degli ebook per la narrativa o (il cielo non voglia) la formazione, allora, beh, parliamone.

  • Gli ebook non sono portatori di nessuna “rivoluzione”; sono solo la trasposizione bovina di testi cartacei su un altro supporto (pochissime eccezioni, e non si chiamano ebook). Non sono elettronici, sono elettrificati; lo dicevo 19 anni fa (diciannove!)
  • il problema non è alleggerire gli zaini da 15 chili (dizionari esclusi) dei ragazzi, ma demolire una cultura idiota che ha creato zaini da 15 chili (dizionari esclusi)
  • il problema non è il supporto, ma un’industria delirante che impiega sei volumi per coprire la matematica delle medie e otto per quella delle superiori (Io avevo un libro alle medie, due alle superiori. E il programma era più ampio.)
  • il problema è che un Ministero che delira di “moduli” come se il sapere fosse una nave a compartimenti stagni e non una torre dove ogni livello poggia sui precedenti
  • il problema non è ebook sì o ebook no, ma cosa c’è dentro, e come viene insegnato, altrimenti basterebbe starsene a casa e fare i test online (oh certo, le MOOC, come no…)
  • il problema è puntare a una scuola dove dell’informatica e della tecnologia si insegna solo la manualità e non le competenze che la rendono possibile
  • il problema è un corpo insegnante sottopagato, demotivato e incapace di premiare i migliori e scartare gli incapaci
  • il problema è una scuola dove non si fanno laboratori e gli insegnanti non fanno corsi d’aggiornamento, però ci sono le LIM
  • il problema è una scuola dove non si insegna logica e programmazione, però puoi cercare in Internet
  • il problema è una scuola dove la matematica è ancora insegnata come se fosse un modo per “far di conto” anziché di ragionare, però abbiamo gli ebook
  • il problema è che la fisica è ancora insegnata come se Aristotele fosse ancora vivo
  • il problema è che si esce ancora dalle superiori senza avere idea di cosa sia il metodo scientifico, come se non riguardasse ogni giorno di ogni vita
  • il problema è che tutti si riempiono la bocca con la tecnologia che fa le cose fighine, quando è la scienza a mandare avanti il mondo e la tecnologia
  • il problema è che siamo ancora alla distinzione fra le “due culture” (umanistica e scientifica, dove quella umanistica dovrebbe essere “superiore” perché “apre la mente”; ha!)
  • il problema è che c’è una sola cultura (al massimo ci sono persone ignoranti che ne comprendono solo metà) e non riusciamo a capirlo
  • il problema è che la classe dirigente più incapace e indecente del pianeta insegue il plauso popolare con “riforme” di facciata (quando non idiote, vedi 3+2) e son et lumière
  • il problema è che docenti digitalmente sottoalfabetizzati, demotivati e sottopagati hanno tutto l’interesse a chinare il capo e a far passare il son et lumière per competenza (una volta si chiamava copiare bovinamente, ora si chiama ricerca su Internet)
  • il problema non è inseguire una generazione con un intervallo di attenzione da MTV, ma educarla a capire che i problemi del mondo non si risolvono né si capiscono in due minuti (e Galatea lo dice ancora meglio, a parte il fatto che il “fascino” non c”entra niente)
  • il problema è che con questa ferraglia inutile (però multimediale, vuoi mettere) si vuole produrre una generazione di cliccaroli da 100/100 sui quiz a risposta multipla, ma incapaci di articolare un pensiero figuriamoci di generarlo
  • il problema è che invece di formare docenti e alunni migliori sprechiamo risorse in ferraglia a rapida obsolescenza
  • il problema è che si vuole far passare l’idea che la tecnologia sia fare il clicchino e strusciare il ditino e guardare il videino. Sveglia, la tecnologia è cultura e impadronirsene costa sudore e fatica
  • il problema è che a dover contare non è la forma ma il contenuto: “Gli Elementi” di Euclide è rimasto libro di testo per duemila anni, senza “aggiornamenti”
  • il problema è che il solo motivo per cui si “aggiorna” un libro di testo una volta l’anno è rivenderlo a prezzo maggiorato
  • il problema è una casta editoriale che non ha ancora capito di essere divenuta storicamente inutile
  • il problema è che il senso del libro elettronico è liberarsi degli editori, non accordarsi con loro.

Poi, sia chiaro, sono d’accordo che il Paese si avvia a grandi passi verso un nuovo medioevo. Ma questa corsa agli ebook-per-gli-ebook è una parte del processo, non il suo antidoto.

Share This

Share This

Share this post with your friends!