Dice che in Italia c’è “fame” di profili IT. Sarà. Io non vedo proprio la fila alla porta.
Da quel che vedo attorno, gli unici “professionisti IT” che si cercano sono programmatori-un-tanto-al-chilo e sistemisti, entrambi regolarmente tuttofare (“competenze C, C++, C#, .NET, Java, Windows, Windows Server, UNIX, Linux, MySQL, Oracle, SQLServer, HADOOP”). E “esperti Internet” che facciano “Web design, testing, copywriting, Social, Usabilità,Accessibilità, UX, Reputation, con HTML5/CSS3 e Flash, e fotoritocco in Photoshop”, naturalmente Responsive; “capacità di sviluppo app Android/iPhone sono un plus”.

Il tutto a stipendi risibili.

Certo, poi ci sono i profili “senior”, come il Responsabile Sviluppo che però programma, il Responsabile IT che però fa anche il sistemista, il Responsabile Security che però configura anche i router e firewall, e il Responsabile Digital che però fa anche webdesignreputationmanagementcopy. Tutti rigorosamente sotto la guida del responsabile Personale, Vendite, o Marketing.

Come dire: tutte le decisioni organizzative e procedurali le prendiamo noi, tu codificale.

Ora, il mio punto è questo: se l’IT non serve a cambiare il modo in cui si fanno le cose, serve solo a ingrassare i venditori di hardware e di software.

E il problema dell’Italia è che dell’IT si vuole la tecnologia, ma non il cambiamento che comporta.

Non è che la scarsità di “professionisti IT” è in effetti la scarsità di professionisti IT a un certo prezzo?

Non sarà che di “professionisti IT” non c’è affatto bisogno, visto che non c’è alcuna intenzione di liberarsi di interi strati operativi (nelle aziende) e decisionali inutili (nelle aziende e nella PA)?

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