L’innovazione non è “intuizione da creativi” più di quanto il design sia un lavoro per artisti, e chi mi legge sa che per me il verbo del design è progettare.

Proprio per questo motivo, quando sento parlare di startup (e ultimamente è impossibile evitarlo), prendo un bel respiro perché so che ci sarà da discutere.

Io ho cercato di lanciare una startup nel 2007, prima che diventasse di moda, e alle tante idee meravigliose che sento in giro faccio tre piccoli appunti:

  1. per fare un’azienda devi trovare i fondi
  2. per trovare i fondi devi produrre un business plan
  3. per produrre un business plan devi dare forma alla tua idea di azienda.

Mi rincresce vedere come spesso il punto 3 sia dato per scontato: “il nostro business plan è perfetto, ci mancano solo i fondi”.

Il business plan può anche essere perfetto, ma sono solo numeri: non vuol dire che l’idea di azienda o di innovazione regga il confronto con la realtà. La cosa è ancora più complessa quando c’è più di una persona coinvolta perché, se scavi abbastanza, ti accorgi che tot capita tot sententiae: ognuno ha in testa una sua cosa, diversa da quella degli altri; spesso, radicalmente diversa.

Per fare innovazione di un’azienda, prodotto o servizio, e farlo in modo  solido e possibilmente a prova di mercato, non conosco niente di meglio del Lean Canvas e del Business Model Canvas.

Ci sono agguerriti sostenitori dell’uno o dell’altro approccio, ma come si dice: se tutto ciò che hai è un martello, tutto quanto sembra un chiodo. Io uso l’uno o l’altro (o anche il Business Model You, se è per quello, eccellente quello di MethodKit) a seconda della situazione e delle necessità.

La difficolà principale? I diretti interessati, per due motivi:

  1. chi ha un’idea tende a innamorarsene e a ignorare problemi e contesti
  2. la cultura del “tutto si risolve lavorando più sodo” è un retaggio duro a morire, anche fra i giovani.

Facilitare un canvas è tutt’altro che una passeggiata, ci sono:

  1. ostacoli culturali
  2. ego da contenere o da sostenere
  3. equilibri di potere da cui non farsi schiacciare
  4. derive da evitare (in particolare con il marketing)

e mentre fai tutto questo devi comunque mantenere un’atmosfera rilassata e creativa perché tutti possano dare il meglio di sé.

Per questo, sempre più spesso utilizzo anche LEGO® SERIOUS PLAY® (Open Source Process), che è un metodo eccellente per dare forma concreta a concetti astratti e favorire processi creativi strutturati.

I risultati sono interessanti:

  • attenzione sui risultati concreti
  • esplicitazione di tutte le ipotesi “nascoste” date per scontate
  • migliore definizione di ruoli e processi
  • superamento del fattore “e poi si vedrà”.
Devo dire che in Italia, a differenza che in altri Paesi, si sconta ancora una cultura punitiva per cui la sofferenza e lo sforzo sono un fine, non un mezzo, e metodi come questi sembrano cose “da ragazzini”. In realtà, lo sforzo richiesto a chi partecipa è perfino superiore a quello richiesto con metodi tradizionali. Considerate che:
  • attenzione continua: nessuno può stare a guardare o fare lo “yes man”
  • ogni proposta (anche quelle del capo) viene discussa e valutata dal gruppo
  • se il gruppo è troppo accondiscendente, è il facilitatore a fare l’avvocato del diavolo
  • ogni concetto astratto viene ricondotto a termini concreti e condivisi da tutti
  • niente cellulari, plamari, laptop o distrazioni; si lavora
  • alla fine ogni partecipante riconosce i risultati come “propri”
di quante riunioni “strategiche” si può dire lo stesso?
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