Poco più di una settimana fa, l’ “Osservatorio sulle politiche per il digitale” fotografava una politica che parla di agenda digitale ma ne ignora l’importanza; una politica che per il digitale non ha alcuna strategia, solo una riserva di parole-chiave di moda da buttare lì per fare notizia.

Ieri, a venti giorni dal voto, sul Corriere delle Comunicazioni sono usciti in contemporanea tre articoli, a firma Berlusconi, Bersani e Monti, contenenti la “visione” dei tre leader sui temi dell’Agenda Digitale. La situazione non è cambiata.

In breve:

  • Berlusconi ribadisce i punti del proprio programma, (peraltro già noti) guardandosi bene dallo spiegare perché non sia stato portato avanti negli anni in cui ha governato con maggioranza bulgare
  • Bersani esprime quasi solo dichiarazioni di principio e dice il resto in politichese puro, ossia sembra affermare qualcosa salvo chiosare “compatibilmente con”, “bisognerà capire”, “con la massima attenzione”, “potrà essere un obiettivo”; si facesse prestare il ghost-writer da Berlusconi
  • Monti concorda ora con Berlusconi ora con Bersani, e cerca di dire un paio di cose sue, adesso ne parliamo.
Considerato che tanto Berlusconi quanto Bersani si dicono decisi a far procedere l’Agenda Digitale, e ricordando come i loro partiti abbiano affossato la conversione del rispettivo Decreto Legge, direi di lasciarli perdere, e di spendere due parole sul senatore Monti.
Al quale per prima cosa suggerirei che parlando dei suoi candidati Stefano Quintarelli, Francesco Sacco, Salvo Mizzi e Dianora Bardi sarebbe meglio parlare di professionalità e non di  personalità di riferimento. Abbiamo già avuto abbastanza politica spettacolo negli ultimi vent’anni, grazie.

Non si può togliere la rete fissa a Telecom?

Secondo Monti il governo non potrebbe imporre a Telecom Italia, ex monopolista, lo scorporo della rete in rame e la creazione di un’azienda, separata, che la gestisca. Testualmente:

Telecom Italia non può certamente essere forzata nello scorporo della rete di accesso

Non è un problema astruso: significa che se possiedi una strada non puoi contemporaneamente offrire servizi che di quella strada si servono, sei in conflitto di interessi. E infatti, da oltre dieci anni in Italia viviamo una liberalizzazione finta delle telecomunicazioni: puoi avere il telefono con chi ti pare, fintanto che Telecom garantisce che il doppino arrivi fino a casa tua. Vorrei proprio sapere che cosa impedisce a uno Stato di imporre a un ex monopolista di rimettere il proprio ex monopolio a un’azienda terza. Dice, ma la rete se l’è pagata con i suoi soldi, non vorremo fare l’esproprio proletario? No. La rete di Telecom è stata pagata dal monopolio (e quindi della sostanziale libertà di prezzo) di cui Telecom ha potuto godere, e in cambio del quale ha dovuto garantire di portare il telefono dovunque, periferie e paeselli inclusi. Le dimensioni di Telecom ci dicono che non è stata un’operazione in perdita.

Il divario digitale “percepito”

Questa mi ha divertito molto. Secondo Monti (enfasi mia),

La diffusione di Internet in Italia soffre di vari livelli di divario digitale. Vi sono ancora parti del Paese in cui la banda larga non arriva o arriva in misura non sufficiente per soddisfare la domanda. Questo fenomeno è tuttavia inferiore al percepito.

Quindi, in pratica, non è che ci sia scarsità di banda dove vivi o lavori: è solo una tua percezione. Proprio come la “temperatura percepita” d’estate. Il problema è: percepita da chi? Ma occhio, Monti va anche più in dettaglio:

Spesso non si tengono in debita considerazione le infrastrutture di accesso wireless esistenti e ignorate dai clienti che conoscono solo le possibilità offerte dall’Adsl.

Capito? Non ci accorgiamo delle meravigliose opportunità di connessione wireless perché siamo così ignoranti da conoscere solo la parola “ADSL”. Noi non lo immaginiamo, ma in effetti siamo nel paese di Bengodi della connettività, non puoi tirare un sasso senza trovare un hotspot da 100Mb. Ironia a parte, a me sembra già idiota l’idea di “temperatura percepita”, ma almeno quella serve a fare un po’ di innocente intrattenimento popolare, tanto il caldo o il freddo li prendi come vengono, non è che puoi farci qualcosa. Ecco, adesso mi viene un dubbio

Alfabetizzare con i volontari digitali

La ciliegina sulla torta è un’ idea che, opinione mia, sarebbe da spernacchiare in mondovisione: fare alfabetizzazione digitale con i volontari. Non scherzo, sentite qui:
intendiamo investire nella creazione di un corpo di alfabetizzatori digitali volontari – regolato da norme simili a quelle per il servizio civile – per aumentare la conoscenza delle nuove tecnologie, con una particolare attenzione agli anziani
Capito? Ricordate il Pizzarotti di “naturalmente gratis“? Però esteso a tutto territorio nazionale e a uno dei problemi più cruciali della società digitale. Questo è ridurre il problema a un dettaglio: il divario digitale non è povero nonno che deve imparare a usare la mail (a parte che in tutta Italia ci sono già corsi incontri di “computer per over-60”), sono lavoratori, insegnanti, dirigenti pubblici e privati, imprenditori, scuole, aziende, interi distretti digitalmente analfabeti, tanto a noi ci salva il made in Italy e lo stellone.
  • Primo: alfabetizzazione digitale non è insegnare a usare la mail, il Web o Facebook. Significa anche aiutare a ripensare da zero processi e abitudini e metodi di gestione. Ce lo vedete un volontario che spiega a un imprenditore, a un dirigente pubblico o anche a un impiegato che deve repimparare a fare il suo lavoro?
  • Secondo, c’è una parola per quello che Monti propone: si chiama dumping. E questo Paese ha già abbastanza massacrato le proprie professionalità digitali a suon di “mio nipote con la passione del computer” e “mio cugino mi fa il sito agratis”. Basta.
  • Terzo, lo Stato (uno Stato che ha speso decine di milioni per Italia.it e continua a spenderci, lo Stato il cui Parlamento si regala gli iPad per Natale a spese nostre, come se sapesse farci qualcosa, uno Stato dove il presidente di AGCOM delira di “par condicio sui social”) non ha il diritto di cercare volontari per assolvere un proprio dovere primario, un’alfabetizzazione di cui l’Amministrazione Pubblica per prima ha un palese bisogno.
  • Quarto: proporre di usare volontari per fare alfabetizzazione digitale dimostra una sottovalutazione del problema, addirittura una sua mancata percezione, inaccettabili in chi si sta candidando a guidare il Paese. E di incompetenti alla guida abbiamo già fatto il pieno, grazie.
Ieri ho espresso questi stessi dubbi a Stefano Quintarelli, persona (e amico) di enorme competenza digitale, oggi candidato con Monti. Quintarelli sarà intervistato stasera da intervistato.com. Spero che lui possa convincermi che ho capito male, che Monti da non-digitale si è espresso in modo impreciso, qualsiasi cosa.
Ne riparliamo.
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