Questo articolo è la mia traduzione del bellissimo Let’s All Shed Tears For The Crappy Startups That Can’t Raise Any More Money di Dan Lyons, uscito su readwrite.com il 3 dicembre 2012.
Ringrazio Dan per avere acconsentito con entusiasmo all’operazione e per avere scritto esattamente quel che penso. Ringrazio inoltre Alessandro Garbagnati per il titolo e Max Uggeri per la consulenza sul gergo VC.

 

Ecco una notizia da far tremare le vene e i polsi: avete presente quelle centinaia di startup idiote che hanno mietuto seed financing nella Silicon Valley nonostante chi le manda avanti non abbia mai fatto nessuna esperienza di niente, e non abbia la più pallida idea di come generare entrate (figuriamoci poi profitti) con le sue idee pidocchiose perché, insomma, non c’è modo di generare entrate con le sue idee pidocchiose perché, come dire, sono pidocchiose?

Ecco, nessuno vuol più dare dei soldi a quel branco di imbecilli. Che quindi finiranno per chiudere bottega.

Scioccante, lo so.

E gli angel investor coglioni che hanno staccato gli assegni per quelle startup perderanno i loro soldi. Perché non riescono a far digerire i loro pessimi investimenti ai venture capitalist che sono sul gradino successivo della catena alimentare.

Credeteci o no, in questo momento questa è una notizia-bomba nella Silicon Valley. Sono tutti lì a scriverne come se si trattasse di un’evoluzione sorpendente degli eventi.

Ma chi è che non se lo aspettava? Negli ultimi anni abbiamo visto tizi farsi chiamare “investitori” senza avere nessuna esperienza di investimenti e andarsene in giro per la Valley a fare i grossi, tirando pacchi di dollari ad altri tizi, che si facevano chiamare “imprenditori” senza aver mai avuto un lavoro vero, figuriamoci un’azienda propria.

Dai, poteva finire in qualcosa di diverso da un disastro?

Siamo sconvolti (letteralmente!)

L’ironia della cosa è guardare è guardare i buffoni che fino a ieri facevano la ola a questa pagliacciata blaterando di “disruption”, di “traction” e di “pivot” scrivere con compunzione del disastro che hanno contribuito a creare.

PandoDaily scrive del “crunch di serie A” a causa della quale aziende partite con i seed scoprono (presumo con assoluto stupore) che i veri venture capitalist non sono stupidi come gli angel che gli hanno dato la prima paccata di soldi e che i VC, di fronte alla proposta di investire in aziende senza senso, hanno gentilmente declinato l’invito. Perciò adesso ci troviamo di fornte a un “inverno nuleare” (!) in cui migliaia di aziende andranno a gambe all’aria.

TechCrunch dice che loro sapevano già tutto un anno fa e che, comunque, è un bene che tutte queste società schiattino perché è il ciclo naturale delle cose. Sia chiaro che anche quando qualsiasi imbecille trovava un finanziatore, perfino per un’idea idiota, anche allora era un bene, e noi dovevamo tutti fare la ola per questi imbecilli perché è il nostro compito blogger fare la ola e sostenere questi eroici imprenditori, ma ora che tutti questi eroici imprenditori vanno a gambe all’aria beh, anche questo è un bene perché, insomma, ecco.

E vi ricordate quando apparentemente non c’era nessuna bolla? Quante volte i blog di tecnologia si sono arrampicati sugli specchi pur di dire che tutti quegli investimenti gonfiati a prezzi gonfiati erano perfettamente ragionevoli?

Poi Facebook si è sgonfiato e Zynga si è sgonfiato e Groupon si è sgonfiato e ora i VC si tirano indietro e nessuno trova più finanziatori e tutti quelli che negavano che ci fosse una bolla scrivono pensose articolesse per dirti che, indovina, qualcosa come 2mila azienducole di babbei chiuderanno, ma non preoccuparti, vuole solo dire che le cose stanno tornando alla normalità e non è fico che l’ondata di esaltazione sia passata?

Ma se le cose stanno così non vuol dire che eravamo in una bolla proprio quando tutti quei blog dicevano che non c’era nessuna bolla? Apparentemente la risposta è no, non era una bolla. Era solo esaltazione.

Scusate ma tutto questo è comico. O triste. Non so decidere quale delle due.

Un branco di idioti

Ecco cos’è diventata la Silicon Valley negli ultimi anni:

aspiranti giornalisti che scrivono di aspiranti investitori che danno soldi ad aspiranti imprenditori e tutti in cerchio a credere che il tutto sia perfettamente logico perché, fidati: sarà un successo. Ah, e per la cronaca: i blogger non sono più semplici blogger; anche loro ora sono imprenditori. Perché i blog vengono finanziati dai venture capitalist. Capito?

Robert Scoble a bordo dello StartupBus verso SXSW, tutto esaltato per dei ragazzotti di Stanford (Stanford!) che ci mettono tre interi giorni a concepire una società che si chiama Gourmair che risolve un problema epocale: trovare delizie da buongustaio e fartele consegnare a casa. Perché? Perché “non c’è un luogo unico dove scoprire, discutere, valutare o comprare specialità di questo genere.” E perché “stando alle nostre ricerche di mercato, il primo vendor del settore ha vendite per oltre 450 milioni di dollari l’anno”. Minchia.

È John Doerr di Kleiner Perkins, 60 anni suonati, che cerca di fare il fico in felpa, T-shirt e scarpe da tennis mentre annuncia un fondo per le social apps. Che figata!

È Ben Parr di Mashable, che ha esperienza come blogger e come… blogger, che annuncia che anche lui ora è un venture capitalist e sta creando un “fondo dei famosi”che ha un nome superfigo: #DominateFund. Che tipo è Ben Parr? Il tipo che si inventa un nome come #DominateFund. E che annuncia un fondo di investimenti prima di avere trovato i soldi per capitalizzarlo. E che lancia un fondo mirato a prodotti consumer su Internet utenti proprio quando tutti gli investitori degni di questo nome si stanno sganciando dai prodotti consumer su Internet e si fiondano di nuovo sul settore enterprise, e quando i VC sbattono la porta in faccia alle proposte degli angel. Ho detto tutto.

Beh, allora forse la follia sta passando. I VC si tirano indietro dalle idee del cazzo per il mercato consumer e il settore enterprise è di nuovo in auge.

E adesso?

Forse la Valley tornerà ad esere ciò che era: un posto dove si realizzano veri prodotti tecnologici.

La grande menzogna di questi anni è che ognuno può fare l’imprenditore nelle tecnologie. Non hai bisogno di studiare ingegneria elettronica o informatica. Non devi sapere niente di azienda. Ti basta pensare positivo e saper ostentare sicurezza mentre dici cose che hanno poco o nessun senso.

Quello che veramente manda in bestia è che si sono presi in giro giovani brillanti facendogli credere che avviare un’azienda sia come comprare un biglietto della lotteria o come tirare i dadi a Las Vegas: le probabilità sono basse ma non si sa mai, potresti essere fortunato e diventare ricco. Quindi metti assieme qualcosa così come viene, mettila in mostra e vedi come va.

E intanto il paese è in crisi per la scarsità di studenti di scienze, tecnologia, ingegneria e matematica. Tutte le grandi aziende della Valley sono alla disperata ricerca di nuove leve. E c’è un’intera generazione di giovani che, invece di spaccarsi la testa su questo genere di argomenti “duri”, preferisce raffazzonare la quattordicesima versione di un servizio peer-to-peer di car sharing o di un servizio di taxi alternativi. Perché, sai, è facile e potresti fare i soldi in fretta.

Così, forse, ora tutti quelli che hanno giocato a far l’imprenditore si troveranno un lavoro vero che produce prodotti veri e si faranno una vera esperienza. Magari torneranno all’università e studieranno medicina, o ingegneria. Magari si accorgeranno che non tutti devono diventare imprenditori (la Valley produce forse 10 società decenti in un anno) e che anche prendere uno stipendio da un’azienda seria è produrre valore.

Nei miei sogni me li immagino che lasciano la Valley e se ne vanno a fare qualcosa che abbia un senso. Me li vedo usare il cervello per fare ricerca medica, per sviluppare nuovi farmaci o per eliminare la povertà. Li immagino insegnare nelle scuole pubbliche, fare i medici di base nei quartieri popolari. Li immagino trovare un lavoro in Tesla o in SpaceX. Portare l’Intelligenza Artificiale qualche passo più avanti. Risolvere problemi veri, del tipo che non si risolve in tre giorni sullo StartupBus.

Magari non diventeranno ricchi, ma almeno faranno qualcosa con un senso.

Chissà, magari succede davvero. Magari tutti questi giovani si accorgeranno che c’è una sola vita, e che devono fare qualcosa di sensato con il poco tempo che hanno.

Magari gli angel investor e la loro claque si sentiranno in colpa per avere sprecato il tempo e le energie e le risorse di così tanti. Tempo, energie e risorse che potevano essere impiegati per qualcosa di buono. Magari si accorgeranno che i soldi facili non sono la soluzione, ma sono parte del problema.

Magari, a forza di proporre investimenti idioti e venire presi a calci in culo, di angel non ne resteranno tanti in giro. Così non potranno  menare per il naso altre migliaia di ragazzi e creare un altra bolla di seed round, o come diavolo vogliamo chiamare quello che è successo. Forse tutti quanti ci metteremo sotto e cominceremo a occuparci di problemi seri, importanti.

Sì, lo so. Non andrà così. Una volta, forse, eravamo quel genere di paese. Ma non lo siamo più. E vabbé. Ma come ha scritto una volta il vecchio Hemingway: non è bello pensarlo?

Dan Lyons – @realdanlyons – Dan Lyons+Facebook – email

(c)2013 SAY Media, Inc.; traduzione italiana ©2013 Walter Vannini

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