Oggi parte con CNA Pesaro Urbino un servizio pilota gratuito per i mesi estivi, ma il progetto è replicabile ad hoc con gruppi di imprenditori interessati o altre associazioni.

Peché le nostre imprese, anche quando hanno successo, non riescono quasi mai a uscire da una visione familistica dove proprietà e conduzione sono la stessa cosa? Perché i nostri imprenditori fanno così fatica ad acquisire talenti esterni per le posizioni apicali?

Forse i nostri imprenditori sono incompetenti? O ignoranti, gretti e provinciali? No: stanno semplicemente facendo quello che hanno imparato di dover fare, e che gli ha permesso di costruire le loro aziende. Ogni imprenditore italiano sa, o scopre presto, di poter contare solo su se stesso. Lo Stato, la burocrazia, le banche, spesso le stesse associazioni di categoria, offrono nel migliore dei casi un piccolo aiuto e molto più spesso una montagna di problemi.

E quindi, se non puoi fidarti di nessuno, è del tutto naturale che cerchi aiuto solo fra chi, almeno per ragioni di parentela, ti dà una qualche garanzia.

Senonché, una qualità usata al di là della sua portata diventa un difetto. I nostri imprenditori non riescono a sviluppare una visione che vada al di là del distretto, quando va bene. Ma distretto, da noi, vuol dire due o tre aziende con i loro subfornitori: non ci sono spazi di crescita strategica.

Da qualche mese si parla molto di contratto di rete fra imprese. La rete nazionale delle Camere di Commercio si sta spendendo molto, perché è una tipologia di contratto che in questa economia può sbloccare alcune situazioni.

Le reti di imprese dovrebbero essere l’arma vincente per la nostra piccola e media impresa che, se resiste alle crisi per la sua dimensione artigianal-familiar-provinciale, per le stesse ragioni non riesce a crescere oltre una certa dimensione.

Ma io mi occupo di efficacia, non di contratti. Per me un contratto suggella un legame fra le parti, non lo favorisce né lo rende più solido. Detto in altri termini; un accordo è forte o debole indipendentemente dal contratto che lo sancisce, ma a seconda delle aspettative e degli obiettivi, espliciti e impliciti, fra le parti.

Le nostre imprese rimangono familiari perché vedono nella famiglia la sola garanzia per la fiducia

Se i nostri imprenditori, quando si tratta di risorse umane o di accordi, guardano di rado oltre i confini del clan familiare, lo fanno perché sono convinti di non potersi fidare di “sconosciuti”, di persone di cui non si conoscono i fini. Finché queste convinzioni persistono, il contratto di rete fra imprese ha poche speranze.

Costruire una rete di imprese, però, non significa associarsi a “sconosciuti”, ma ad altri imprenditori. E questi altri imprenditori non sono mossi da obiettivi segreti e inconfessabili, ma dal desiderio di trarre vantaggio dalla rete. Vantaggi tangibili, economici, documentabili.

Un contratto di rete non è altro che una collaborazione fra concorrenti verso obiettivi che nessun singolo partecipante potrebbe raggiungere da solo.

Non si collabora perché c’è un contratto, ma perché ci sono obiettivi comuni e condivisi.

Per creare le condizioni di fiducia che facciano funzionare un contratto di rete faremo prima chiarezza su cose che solitamente vengono date per scontate:

  1. il modus operandi relazionale di ciascuno, quali punti di forza offre e quali potenziali problemi può causare
  2. quali sono gli obiettivi dei singoli (economici, di visibilità, di forniture, di know-how, …)
  3. che cosa ciascuno è disposto a contribuire, e a quali condizioni
  4. qual è l’obiettivo della rete.

I risultati che ci aspettiamo sono evidenti:

  • miglioramento delle capacità relazionali e negoziali di ciascuno
  • condivisione degli obiettivi di ciascuno
  • costruzione di un obiettivo condiviso
  • definizione di vincoli di fiducia a monte di qualsiasi vincolo contrattuale.

Una collaborazione che nasce da un contratto, alla prima difficoltà si riduce a dire “ho agito come da contratto”.

Al contrario, se la collaborazione nasce da un obiettivo comune e dalla condivisione aperta degli obiettivi di ciascuno, allora ogni problema di un singolo partecipante sarà anche un problema del gruppo, e la sua soluzione vedrà il contributo di tutti.

Questo, io credo, è davvero “fare rete”. Il resto è subfornitura.

Il mio progetto, che chiamo “CEO Net Building”, aiuta gli imprenditori a costituire e mantenere un gruppo facendo sì che ciascuno condivida i propri obiettivi individuali e che il gruppo definisca gli obiettivi comuni.

Se siete interessati, il servizio è attivo fino al 30 agosto su appuntamento, tutti i mercoledì dalle 15 alle 17.
Per prenotare, chiamate Annalisa Cecchini di CNA Pesaro allo 0721 426 110.

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