Mi ricordo un fumetto “Asterix in Corsica” dove c’era questo scambio di battute (più o meno, vado a memoria):

il corso Ocatarinatabelasciscix dice ad Asterix: “Perfetto, le urne sono già piene”
e Asterix: “ma come, le elezioni sono domani e le urne sono già piene oggi?”
e l’altro: “certo, domani le buttiamo a mare, chi le tira più lontano vince le elezioni”.

Almeno Asterix faceva ridere. Qui in Italia, invece, da giorni si sanno i nomi che usciranno dalle urne di Camera e Senato per ricoprire i posti di commissari e presidenti di AGCOM e Garante Privacy.

Come in quella trasmissione “I raccomandati”, sappiamo che Angelo Marcello Cardani sarà presidente di AGCOM in quanto presentato da Monti. Maurizio Dècina verrà accompagnato da D’Alema al proprio posto. Poi abbiamo il PDL che presenta Antonio Preto e Antonio Martusciello, e infine il Terzo Polo, qualsiasi cosa sia, presenta Francesco Posteraro.

L’organo di garanzia che sarà chiamato a decidere su temi cruciali per lo sviluppo (per dire, la questione dei diritti d’autore online, la neutralità della Rete, cosucce così) è quindi diretta espressione della peggior classe dirigente dell’Universo conosciuto e dei suoi intrecci di potere.

Non conosco nessuno di questi signori, che immagino estremamente competenti e preparati. Ma mi sembra chiaro che andranno dove andranno perché, indipendentemente dalle competenze, ognuno di loro gode della fiducia di qualche parte politica.

E ci mancherebbe, visto che è il Parlamento che deve esprimere i commissari. Il problema è che, come sempre, la fiducia di una parte politica è il solo criterio che conti. Se così non fosse, ci sarebbe stata almeno la sembianza di un dibattito pubblico, uno straccio di audizione, una discussione su un curriculum.

Nelle scorse settimane ci sono state numerose iniziative che, per l’importanza degli incarichi, chiedevano trasparenza, decisione sui meriti e sulle competenze. Il Presidente della Camera aveva perfino rinviato la votazione per consentire la raccolta e la discussione di curriculum, che poi naturalmente non c’è stata.

I nostri politici naturalmente se ne sono stracicciati e hanno badato solo a piazzare gli ennesimi uomini “giusti” sulle poltrone “giuste”. Anche il presidente del Consiglio Monti, che pure sarebbe nelle condizioni di puntare i piedi e governare, ha scelto un uomo “di fiducia”. Capace, ci mancherebbe. Ma anche lui è lì perché “vicino a”, con buona pace di tutte le capacità che ha acquisito in una vita.

Dire che questa classe dirigente è alla frutta è riduttivo. Sono già passati caffè e amari, e presto arriverà il conto. Chissà se anche stavolta, come sempre, pagheremo noi. Forse, se lo devono augurare.

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