È evidente che i metodi e le persone con cui la Cabina di Regia dell’Agenda Digitale Italiana prende le proprie decisioni vanno cambiati. Prima che a questa entità affluiscano copiosi fondi. Non dimentichiamo Italia.it. Per favore.

Cara Cabina di Regia, non ha alcun senso consultare gli stakeholder se non ti dimostri in grado di fare ciò che sei chiamata a fare. Il sito che hai messo online indica chiaramente che le tue decisioni:

  1. vengono affidate a persone non all’altezza
  2. o che la tua governance fa acqua
  3. o entrambe le cose.

Se queste sono le premesse, cosa deve pensare il pubblico? Che la consultazione è solo fumo negli occhi? Che i contractor e i lavori sono già decisi? Perché se questo è il caso, risparmiaci almeno l’affronto di fingere di volerci consultare.

Se invece vuoi veramente essere qualcosa di diverso dimostralo, ne hai già l’occasione:

  1. fuori chi ha deciso questo obbrobrio (in entrambi i sensi, magari)
  2. pubblica il tuo organigramma (carino sapere chi siede ai tavoli, ma vogliamo sapere chi decide)
  3. indica chiaramente chi risponde di quali decisioni
  4. stabilisci un primato: che il capo in testa risponde dell’operato dei suoi sottoposti.

Metti ora una pietra sopra l’Italia degli idioti predestinati e degli opportunisti scaltri. E scoprirai quante competenze ed energie questo Paese ha ignorato negli ultimi vent’anni.

Da qualche giorno, con adeguati strombazzi mediatici, il governo ha lanciato una consultazione pubblica sull’Agenda Digitale. Ossia, come impedire il definitivo passaggio del Paese a un’economia del Terzo Mondo puntando su informatica e digitale, quelle che da oltre vent’anni si chiamano “nuove tecnologie”.

Da qui una consultazione pubblica di due mesi che genererà azioni entro quattro. Quindici anni di ritardo, ma camminiamo spediti.

Ma c’è un problema, il sito deputato all’operazione. Un disastro, sotto ogni punto di vista: visitare per credere. Questo sarebbe il sito con il quale catalizzare le energie creative rimaste, quelle ancora disposte a credere nel futuro del Paese?

Vogliamo parlare del look amatoriale? O divertirci con il linguaggio assurdo:

  • fra il ministeriale (“Ogni area tematica articola le proprie domande”, “cabina di regia”, tavoli di lavoro)
  • e il tecno-fighetto-sfigato (“stakeholders” “e-inclusion”, “attacchi cibernetici“)
  • comprensivo di inglese inutile (“smart cities”, “e-government”).

Un comunicato in inglese letto con Google Translate riuscirebbe meglio.

La guida alla compilazione?

Dimentichiamoci pure dei link non funzionanti all’area “competenze digitali” e alla guida alla compilazione.

Parliamo di competenze digitali?

Sorvoliamo, e lasciamo pure perdere di chiederci se il sito rispetta gli standard tecnici e i requisiti cogenti che dovrebbe rispettare: primo, è fatto con un CMS, vorrei pure vedere che non lo facesse; secondo, il problema è più radicale. Perché controllare acqua olio e pressione gomme prima di partire se quel che hai è un tosarerba.

Ma badiamo al sodo, iscriviamoci:

  1. il modulo di adesione è pensato male: un’anagrafica completa, quando bastano nome e mail
  2. la richiesta dei dati personali avviene nel momento sbagliato, cioè prima che l’utente abbia dato un contributo o potuto capire con esattezza quale possa essere
  3. nessuna informativa privacy sul trattamento
  4. nessuna indicazione del tempo richiesto dalla procedura (lo slider da 0% a 100% non permette di capire se mancano 1 o 25 schermate alla fine)
  5. la procedura ha finalità multiple, perciò induce confusione: si può dare un voto agli obiettivi già indicati dall’agenda; ma anche indicare quali ostacoli si frappongono a quegli obiettivi; ma anche quali progetti si vogliono proporre. Il tutto con moduli nel più puro stile burocratico (“tipologia dell’azione correttiva” seguito da “natura dell’azione correttiva”)
  6. infine, indicando un’area di interesse o intervento compaiono liste in inglese con i relativi sotto-obiettivi indicati nell’Agenda Digitale Europea, tutti in perfetto burocratese comunitario; non male per una consultazione “aperta a tutti gli stakeholder”).

Rimando i panegirici sull’usabilità e la User Experience a un prossimo post. Inutile anche sparare sugli esecutori materiali: il fornitore non porta la colpa di un prodotto che il cliente accetta.

Perché il problema è questo: la Cabina di Regia, come indicato nel sito, si dice responsabile; bene, che lo sia. Qualcuno ha dato l’ok per questa cosa che solo per praticità chiamerò “sito”. Credo sia evidente che quel qualcuno non dovrebbe essere responsabile di altro da qui in avanti.

Abbiamo già assistito, con Italia.it, allo sperpero di milioni e di anni per un prodotto inutile. Di fronte a quello scempio, noi addetti ai lavori ci prodigammo in critiche, incontri, proposte con il solo risultato di perdere tempo gratis. Mai più.

Non si deve più commettere un errore simile. Chi dirige, risponda di ciò che fa. Da adesso, non da domani. La messa online di agenda-digitale.it è un disastro sotto qualsiasi punto di vista. Questo è un ostacolo per cui si deve vedere una azione correttiva subito. Poi possiamo discutere del resto.

Share This

Share This

Share this post with your friends!