Uno di voi ha commentato al post sullo spionaggio alla Totò e Peppino con una obiezione molto diffusa fra gli imprenditori italiani quando si parla di 196:

Se i dati [rubati, ndr] sono suoi (riguardano lei [l’azienda, ndr]), la 196 non c’entra, è come se tu fossi obbligato a chiudere a chiave un cassetto in cui c’è una tua foto…
La normativa non impone all’interessato di tutelare i propri dati, di cui è ovviamente anche titolare di trattamento, esattamente come non impedisce a una persona di picchiare sé stessa, rubare a sé stessa, danneggiare la propria proprietà ecc. .

Vero. Un’azienda non è obbligata a tutelare le proprie informazioni, ha solo la facoltà di includerle nelle informazioni che deve tutelare (quelle dei propri dipendenti e dei propri clienti). Nessuno è astuto per legge.

Ma per quale motivo un’azienda dovrebbe preferire una figura da dilettante? Perché se confrontiamo i “risparmi” di non usare la 196 per tutelarsi (qualche migliaio di euro) con i rischi corsi (svariati milioni per il furto dei dati) e i vantaggi ignorati (tutela dell’immagine e del patrimonio intangibile), è di dilettantismo che stiamo parlando. Io questi li chiamo i risparmi di Pippo.

Ma diamo pure per acquisito che all’imprenditore non gliene importi niente di salvaguardare i propri dati:

  1. che tipo di interesse spera di riscuotere in potenziali investitori?
  2. crede forse che altre aziende gli commissioneranno la produzione di propri prodotti, sapendo che non è in grado di impedire fughe di dati?
  3. crede che gli azionisti gioiranno di vedere messi a repentaglio i propri soldi?

Perché, nel caso in questione, stiamo parlando di un’azienda quotata in Borsa. Solo che la maggioranza delle azioni è di proprietà della famiglia e con ogni probabilità tutto andrà avanti come prima, mentre in un’azienda moderna per un problema del genere gli azionisti incenerirebbero la dirigenza.

È proprio questo tipo di gestione che condanna al nanismo le nostre aziende. Come posso sperare di raccogliere finanziamenti sul mercato se non garantisco lo stesso livello di affidabilità e professionalità di gestione delle altre aziende?

Io credo un’azienda con questo genere di problematiche resti in piedi solo perché i suoi reali concorrenti la considerano innocua, e quindi la concorrenza è all’acqua di rose. Ossia, all’occorrenza, mettibile fuori dal gioco. Non foss’altro che per orgoglio, se l’azienda fosse mia vorrei veder cambiare le cose.

Cambiare le cose significa, in questo caso, che le azioni intraprese devono corrispondere agli obiettivi dichiarati, non ignorarli o contrastarli.

N.B.: Ho forti sospetti che ci dovrebbero essere sanzioni per l’Azienda, ai sensi della 196 e della 231. Ma dei fatti conosco solo la versione apparsa sui giornali, purtroppo non abbastanza per essere certi.

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