A volte ci sono dei problemi con l’informatica aziendale. In quei casi, l’IT è sotto il fuoco di fila di tutta l’azienda, in particolare delle prime linee. Il commento più delicato è del tipo: “qui non funziona mai un @#! di niente!”

Al direttore IT può capitare di difendersi con la fallacia della complessità:

l’IT è troppo complesso per non dare mai problemi!

il che genera umana comprensione e una risposta immediata: sticazzi.

L'infromatico a visibilità ridotta

©2010 Andy Singer www.andysinger.com

Dire che l’IT è troppo complesso per non dare mai problemi è un po’ come un broker che dice che l’economia non è una scienza esatta dopo averti annunciato che le tue azioni non valgono più manco la carta su cui sono stampate. Sticazzi.

L’IT è complesso? Certo. Non si possono mai escludere del tutto i problemi? Certo. Ciò non toglie che, di fronte a un problema serio, difendersi in questo modo è un suicidio professionale.

Ecco come dovrebbero funzionare le cose:

  1. il Direttore IT è pagato perché l’IT risponda in modo adeguato alle necessità dell’azienda
  2. il Direttore IT è responsabile della continuità dei servizi IT e della sicurezza dei dati
  3. in caso di malfunzionamenti dell’IT, è  il Direttore IT che ne risponde in ultima istanza.

Le tre condizioni di cui sopra devono valere tutte contemporaneamente, o non stiamo parlando di un Direttore IT.

Che in Italia le aziende non abbiano ancora compreso la valenza strategica dell’IT non cambia la questione. Se sei un manager, lo sei per prenderti delle responsabilità. Nascondersi dietro scuse come la complessità della tecnologia è semplicemente poco professionale. E, soprattutto, non è una difesa.

Sta a chi si occupa di IT in azienda presentare in anticipo le valutazioni dei rischi, e insistere perché vengano finanziate  contromisure adeguate. Questo vale in grande (Business Continuity, Data Recovery) quanto in piccolo (policy di configurazione e installazione per desktop in modo da evitare il classico “ma dal collega funziona!”, server ridondati per garantire installazioni controllate).

Molti colleghi ammettono, rigorosamente fuori verbale, di rassegnarsi a gestire la sola quotidianità per “quieto vivere”. In fin dei conti, non si possono rompere le scatole all’Amministratore Delegato ogni santa settimana, giusto?

Sbagliato. Se ci sono problemi nel suo settore, un Direttore Amministrativo non si fa problemi a insistere con l’AD anche ogni giorno, anche perché sa che, in caso di problemi, verrà ritenuto responsabile. Proprio come succede all’IT, che finisce per essere responsabile tanto delle scelte che fa tanto di quelle che subisce in silenzio.

Un manager è pagato per assumersi la responsabilità:

  1. decidendo su quello che gli compete
  2. ottenendo direttive esplicite su ciò che non può decidere direttamente
  3. lasciando traccia (scritta) delle sue richieste e delle sue indicazioni se proprio non riesce a ottenere una decisione da chi di dovere
  4. richiedendo lo stesso alle altre funzioni.

Assumersi le proprie responsabilità significa anche mettere gli altri di fronte alle loro, anche quando (anche loro per quieto vivere) preferirebbero evitarle.

Non sarebbe meglio non impicciarsi e curarsi solo della propria parte? No. Perché se sei il solo a prenderti la responsabilità e lasci che gli altri schivino le proprie, sai cosa succede?

  1. se le cose vanno bene, gli altri si prendono una fetta di merito ciascuno (tu no, tu hai “fatto solo il tuo lavoro”)
  2. se le cose vanno male, è solo colpa tua.

Ti è familiare come situazione?

Nessuno si aspetta la perfezione dalla tecnologia. Proprio per questo è dovere del responsabile IT essere (e far essere) pronti. Una volta che i problemi si verificano, quello che serve è un’azione correttiva pianificata e tempestiva, non un infantile “e che ci posso fare…”.

 

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