Ecco i fatti:

  1. la pagina Facebok di Adriano Sofri aveva raggiunto i 5000 “amici” e lui ne aveva aperta un’altra, con un nome diverso, “Conversazioni con A.S”…
  2. …e Facebook l’ha chiusa per violazione delle Condizioni d’uso
  3. alti lai si levano per l’attentato alla libertà in Facebook.

MI sembra fuori luogo.

Ecco altri fatti:

  1. Facebook non è una “comunità”, è un prodotto di un’azienda privata
  2. Facebook non costa nulla, ma in cambio usa le informazioni degli utenti per profilarli, come specificato nelle Condizioni d’uso
  3. lo scopo di Facebook è proprio rivendere agli inserzionisti “contatti qualificati”
  4. gli utenti possono usare Facebook per connetterti e rimanere in contatto con le persone della [tua] vita
  5. …a patto di attenersi alle Condizioni d’uso
  6. …che Facebook è il solo autorizzato a indicare e sulle quali è il solo a decidere se, come e quando applicare.

Dove entra la libertà in tutto questo? Da nessuna parte.

Quelle che ci si ostina a chiamare “comunità online” sono a tutti gli effetti dei parchi buoi in cui gli utenti hanno le “libertà” e i “diritti” che gli vengono concessi, fino a eventuale revoca, e basta. Il resto è marketing.

Un utente Facebook non è diverso da una vecchietta che prende l’autobus della ditta di pentole per farsi una gita al lago a €9 pranzo incluso. Lo sa, che si becca la presentazione.

Ora che ci siamo chiariti, gli ultimi due punti:

  1. Facebook ha fatto una stupidata? Direi proprio di sì.
  2. Facebook è “contro la libertà”? No, Facebook eroga un servizio a certe condizioni. Se ti va, bene, se no nessuno ti obbliga.

Buona Social Media Week.

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