Di fronte a questa crisi l’atteggiamento più comune delle aziende italiane sembra essere: testa bassa, e sgobbare.

Dopotutto, è quello che ci ha permesso di ricostruire un Paese in rovina dopo la Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo, però, questa crisi non è come quella, e per quanto la nostra classe dirigente non conosca altre formule, occorre constatare un’ovvietà: fare di più di quello che abbiamo fatto finora, naturalmente accettando di essere pagati di meno (eh, d’altronde la crisi…), non ci porterà fuori dal baratro di un millimetro.

Se stai affogando, agitarti di più non serve: devi metterti a nuotare.

Sto parlando di produttività? Sì.

Solo che l’idea di produttività che c’è in giro è proprio del tipo “testa bassa e sgobbare” di cui dicevo.

Esempio: quasi tutti si preoccupano che il personale non perda tempo con Facebook, social network et similia. E quindi all’IT vengono richiesti filtri, controlli e quant’altro. Peccato che non servano. (Servono per la sicurezza, ma qui parliamo di produttività). Se le persone passano il tempo d’ufficio sui social network è perché non hanno nient’altro da fare.

Oggi c’è la crisi, ma i problemi delle nostre aziende c’erano anche prima, e non sono cambiati:

  1. non c’è management
  2. non ci sono processi
  3. non ci sono obiettivi
  4. non ci sono criteri condivisi di valutazione
  5. non c’è feedback dei livelli operativi verso i livelli decisionali
    (giù la testa e sgobbare, altro che creare nuovi problemi!)
  6. non c’è trasparenza dei livelli decisionali verso i livelli operativi
    (e ringraziate che vi faccio lavorare!)
  7. non ci sono responsabilità, se non per le cose più puntuali e specifiche
    (si vedono i singoli alberi e si perde di vista la foresta, a ogni livello)
  8. non c’è progetto

I risultati sono sotto i nostri occhi:

  1. ogni problema è un problema nuovo (ogni volta)
  2. ogni soluzione è una soluzione ad hoc (ogni volta)
  3. ogni decisione è basata su impressioni e istinto
    (per le questioni pratiche, si spera in bene; per quelle personali si va a simpatie o a caso)
  4. ogni piano è per oggi, poi domani vediamo.

Il disastro è alle porte, e sperare in bene non lo allontanerà.

Bisogna alzarla, la testa. Guardarsi attorno, mettere in discussione, chiedersi se quello che facciamo, e come lo facciamo, ha ancora un senso, e come ritrovarlo.

In Italia non mancano i competenti e i capaci, è che stanno zitti e lasciano perdere. E c’è una cosa che i giusti possono fare perché il Male trionfi: assolutamente niente (è una bella frase, vorrei ricordare chi l’ha detta)

AGGIUNTA DEL 13/09/2011: la frase è di Edmund Burke, politico britannico; grazie a pgd per la segnalazione).

Se ci ritroviamo con questa classe dirigente (a tutti i livelli) è anche perché abbiamo detto troppi sì, lasciato perdere troppe volte, pensato solo agli affari nostri troppo spesso.

Quindi, è venuto il momento di alzare la testa. Certo, abbiamo una famiglia a cui pensare, quindi niente esclamativi, niente urla, niente proponimenti eroici; ma consapevolezza, punti fermi, chiarezza.

E la forza d’animo per non tenerceli per noi. Su la testa.

 

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